Preso il tempo necessario,
ascoltati tutti i cambiamenti fuori e dentro di me,
ho deciso di essere avida con me stessa e di pretendere.
Di più e di meglio.
Mi spingo a forza giù dal letto in questi giorni,
mi spingo giù a forza, tanta tanta forza.
Stringo i denti, pensando che posso farcela se voglio.
La determinazione di ripetermi che non voglio veder crescere le piante,
appassire i muri, il tempo che sgretola e consuma,
senza farne parte, senza impazzire dietro al meccanismo per trovare la soluzione,
la via d’uscita.
Tutto là fuori corre e si dispera, in cerca di un posto, in cerca di una vita.
Ed io più corro, più mi dispero, più vado a fondo
e resto lì dove mi ero trovata all’inizio.
Sempre lì.
Allora, non corro, non mi dispero,
ma vado.
Forse sono fatta per camminare e basta,
seguire la mia strada,
senza devastare il mio tempo.
…e quindi cambierai “la canzone dei folli” di Bukowsky?

Io sono una fan di “camminare”. Vai di buon passo, ma non correre che non c’è fretta.
Vado di buon passo sì!
Ma la “canzone dei folli” è lì per uno scopo preciso: mi ricorda un momento della mia vita in cui niente aveva un senso se non vissuto all’estremo. Lì realmente ho capito dov’ero e mi è servito, davvero.
E se ora vacillo, tentenno, va bene così.
Ho imparato che è umano. E che io non sono superumana.
Per fortuna..