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Posts Tagged ‘vie di fuga’

Faith No More

A parte  ricordi personali annessi e connessi,

la sua voce mi scuote sempre.

Dal torpore, dal grigio, dal tutto che non mi appartiene.

E mi ricorda che posso andar via,

come allora,

anche quando non sembrava possibile,

diciassette anni,

sorrisetto sfacciato e piani di fuga perenni.

Ecco,

al momento opportuno li risfodero,

ché al momento la fuga mentale sembra l’unica possibile.

Anche se un’occhiatina alle valigie..

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Preso il tempo necessario,

ascoltati tutti i cambiamenti fuori e dentro di me,

ho deciso di essere avida con me stessa e di pretendere.

Di più e di meglio.

Mi spingo a forza giù dal letto in questi giorni,

mi spingo giù a forza, tanta tanta forza.

Stringo i denti, pensando che posso farcela se voglio.

La determinazione di ripetermi che non voglio veder crescere le piante,

appassire i muri, il tempo che sgretola e consuma,

senza farne parte, senza impazzire dietro al meccanismo per trovare la soluzione,

la via d’uscita.

Tutto là fuori corre e si dispera, in cerca di un posto, in cerca di una vita.

Ed io più corro, più mi dispero, più vado a fondo

e resto lì dove mi ero trovata all’inizio.

Sempre lì.

Allora, non corro, non mi dispero,

ma vado.

Forse sono fatta per camminare e basta,

seguire la mia strada,

senza devastare il mio tempo.

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Alice 

Ricordami di tessere le trame della notte,

intagliando i pensieri con lame sapienti.

Ricordami di andare, se necessario,

e ancor più di tornare.

Agli affetti, alle mani tese e al capo chino, riparato e caldo.

Ricordami di non lasciarmi andare,

ma di vagare senza meta che sì, fa bene al cuore ogni tanto.

Ricordami di tenere ben salda me stessa,

di non dimenticare,

di non allontanare.

Ricordami chi sono e da dove vengo.

E’ da lì che voglio andare.

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La trama.

Shh.

Pausa, silenzio.

Assenso.

Assenza da se stessi e lontananza dalle cose,

ché l’immateriale stavolta è più importante. Conta di più.

Vale.

Significa.

E in quanto tale regala esistenza

e dona silenzio finalmente.

Tradire la frenesia del mio vivere è stato utile.

Prendersi poco sul serio, lasciarsi andare, amare le proprie mani perchè vive

ha dato un senso.

Trattenere il respiro, decomprimersi.

Non siamo assoluti, né necessari, per quanto lo vorremmo.

Ma siamo.

Dare un senso a questo dischiude, srotola, svolge i fili.

Le mani cercano di calmare le dita frettosole di arrivare al bandolo.

Nervature, increspature di saggezza portano infine alla lentezza.

Shh.

E’ lì il segreto.

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I dissapori si tramandano, le colpe dei padri cadono sui figli.

Madri che non amano e figlie che non ameranno.

Circolarità dell’esistenza, vie nascoste di fuga cercasi.

Tagli netti, selve recise, fate spazio,

 varchi aperti, aria per dio.

Dio un po’ forte, un po’ assente,

 un po’ cazzi suoi, dillo pure, non aver paura.

Assoggettati all’avvicendarsi senza alternative.

Danza forte, strappa la carta da parati dai muri marci,

annusa la rabbia.

Vivi.

Perchè è così, senza la tua parola,

senza che tu l’abbia scelto.

Madri che non amano e figlie che non ameranno.

Scegli il tuo cerchio.

Cambia qualcosa, sfida il Caso.

E’ lui che decide per te, e tu corri per lui.

Dì che lo sai, che ci sei, nessuno ha chiesto la tua opinione,

ma tu sei qui. Che fai?

Sfida il cerchio,

soffoca il Custode

e trova quelle maledette chiavi

per uscire dal Labirinto.

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