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Archive for dicembre 2007

Tante cose non mi piacciono e, per definizione, cerco di starne alla larga.

Purtroppo c’è una categoria di persone, di luoghi e di cose a cui non posso stare alla larga.

Alcune mi inseguono, direi.

Altre, beh, aspettano che io paghi il mio pegno obbligatorio periodico.

Tra le cose che non mi piacciono, ve ne sono alcune che non riguardano solo la mia sfera privata e personale, ma ci riguardano tutti, ohibò.

Chi ha visto ieri sera Annozero sa di cosa parlo.

Chi non l’ha visto, ha qualche attacco di gastrite in meno, ma può sempre rifarsi ascoltando la famosa telefonata Berlusconi-Saccà.

Comunque, da parte mia, sto imparando che ciò che mi fa star male può esser un po’ esorcizzato pensando alle cose belle, come ad esempio il ragalo di Natale di mia sorella, il dvd di Alice nel paese delle meraviglie della Disney, significativissimo per noi: lo guardiamo sempre da una vita sotto le feste. Ci restituiva la magia di essere bimbe..

Visto che bisogna esorcizzare, e visto che il Natale lo festeggio sempre in anticipo, prima di tornare dai miei, ho pensato ad una cosina spiritosa, che faccia anche un po’ riflettere però.

Esorcizziamo pure, ma non cancelliamo tutto con un colpo di spugna.

Buone Feste ragazzi.

🙂

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La mia malcelata antipatia per il periodo natalizio non mi ha impedito di fare una lista delle cose buone e di quelle cattive quest’anno.

E di escludere quelle cattive, per quanto possibile.

Figlio Unico che mi prepara la cena dopo la lezione di danza: buono.

Lezione di danza: buona.

Spendere gli ultimi soldini per andare a vedere Bollani e Petra: buono.

Sorridere il più possibile e accocolarsi di domenica: buono.

Collegare il mal di stomaco/bruciore alle ansie prenatalizie: probabilmente vero, ma non saggio. Quindi cattivo.

Pensare e ripensare a quello che mi aspetta dai miei: decisamente cattivo.

Accorgersi di non aver concluso molto nella vita: cattivo. NON PENSARE ORA A QUESTE COSE! ho detto.

Insomma, sono qui, mi sto godendo questi giorni prefestivi come chi deve andar giù in miniera la settimana dopo.

A volte mi sento un po’ colpevole: ho visto, ascoltato, mangiato, gustato, brindato, ho vinto al Mercante in Fiera, è uscito tre volte di seguito alle roulette il 33 ed ho dovuto bere wodka secca per tre volte di seguito, ho fatto tre volte le lasagne in un mese, ho bevuto il beaujolais nouveau, ho mangiato il sushi, ho capito che i tacchi non fanno per me ma mi piacciono lo stesso, ho comprato un paio di scarpe, ho messo un vestito da principessa e ho ritrovato vecchi amici.

E il Figlio Unico sa cucinare.

Ma di che mi lamento?

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A volte le emozioni saltellano qua e là,

girandoti intorno come un mal di testa impazzito.

Questa sbornia che ti rintrona ben bene

fa andar giù i pensieri di vita concreta, lasciandoti a mezz’aria.

Stasera alla Feltrinelli mi son goduta un bravissimo John De Leo.

Ma la cosa buffa è che ho avuto modo di conoscerlo,

causa fortuita coincidenza:

direttore di radio che vuole fare un’intervista,

io nei paraggi.

“Faresti qualche domanda per la radio?”

Trasmetterano l’intervistina ina ina domani mattina alle 8.

 Al di là del caso, degli incontri di tempi che coincidono,

mi piace il fatto di aver potuto constatare di persona che un bravo artista sa arrivare alle corde di chi ascolta.

Timidezza o no.

Bravo John.

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La trama.

Shh.

Pausa, silenzio.

Assenso.

Assenza da se stessi e lontananza dalle cose,

ché l’immateriale stavolta è più importante. Conta di più.

Vale.

Significa.

E in quanto tale regala esistenza

e dona silenzio finalmente.

Tradire la frenesia del mio vivere è stato utile.

Prendersi poco sul serio, lasciarsi andare, amare le proprie mani perchè vive

ha dato un senso.

Trattenere il respiro, decomprimersi.

Non siamo assoluti, né necessari, per quanto lo vorremmo.

Ma siamo.

Dare un senso a questo dischiude, srotola, svolge i fili.

Le mani cercano di calmare le dita frettosole di arrivare al bandolo.

Nervature, increspature di saggezza portano infine alla lentezza.

Shh.

E’ lì il segreto.

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