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Archive for ottobre 2010

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Potrei spararti subito, se solo non ti guardassi dritto negli occhi,

cercando qualcosa, che ispiri fiducia.

Non so. Sto solo cercando di capire dov’è questo confine tra il bene e il male che non riesco mai a sciogliere.

Ti ho immaginato, in mezzo a rivoli di sangue nero.

Ma era solo un sogno.

Perchè la mia anima non è così nera,

e i miei sogni non sono mai così netti e definiti.

Mi tengo il diavolo accanto, non si sa mai,

come un revolver sotto il cuscino.

Come una guardia del corpo, sempre accanto.

Perchè, si sa, si sopravvive in questo mondo.

L’istinto prima di tutto.

Che disconfermi un po’ tutti quei millenni di evoluzione.

E il mio di istinto è forte.

Stasera sorridevo, mostrando i denti e affilando l’ingegno.

Ora ho capito che per andare a testa alta devo fare affidamento proprio su quel bilico tra giusto e sbagliato, su quel confine ballerino che mi tiene l’anima incollata a terra.

E su quel che di diabolico che in fondo mi porto dietro.

Perchè non si sa mai.

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Quanto tempo impieghiamo a capire che ci sono angoli, spigoli dell’esistenza non smussabili?

E quanto tempo ci è necessario per accettarlo?

Forse è più il tempo trascorso a negare l’evidenza, con astuzia e sotterfugi incredibili, pur di non vedere, di non ascoltare. 

Di fasciarci il cuore insomma.

Per attutire i graffi di quegli spigoli di cui  tanto neghiamo l’esistenza.

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C’era una volta un vecchio asino,

malato e stanco.

Un giorno, mentre veniva trascinato dal suo padrone per la strada, cadde in una buca.

Ce la mise tutta per uscirne: il padrone tirava, ma le sue zampe cedevano ogni volta.

Il padrone pensò: “ormai è vecchio, lo lascerò qui”.

Ma l’asino ragliava così forte che il padrone aveva paura di esser scoperto in quell’atto di abbandono e pensò di coprire l’asino con della terra.

Cominciò a gettarne in gran quantità nella buca, sempre di più,

ma l’asino non veniva mai ricoperto dalla terra.

Perchè ad ogni lancio si scrollava,

facendo in modo che la terra andasse sotto le sue stanche zampe.

Anzi, l’asino cominciò a chiedere ancora più terra,

quasi a dire “getta ancora terra su di me, per favore!”..

.. e il padrone, ottuso, non capiva. Ma seguitava a tentare di ricoprirlo.

Alla fine, fu tanta la terra lanciata addosso all’asino,

talmente tanta che andò a colmare il divario esistente tra il terreno e la profonda buca,

permettendo all’asino di uscirne, con le sue zampe, forti della propria astuzia.

Non lasciamo che la terra degli altri ci faccia affondare.

Usiamola per essere più forti, ogni giorno.

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Non sono ancora arrivata a trascinare anch’io una coperta palesemente in giro..

..ma di oggetti transizionali ne ho collezionati un bel po’.

Solo che li nascondo.

Ecco.

Sniff.

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E’ già freddo accidenti, la mattina ti accoglie con quel brivido che ti fa ingollare il caffè bollente.

Bene, non sono mai stata una che mette da parte le provviste per l’inverno, ma stavolta comincio a fare la mia piccola scorta personale di abbracci ad occhi chiusi,

 perchè tanta acqua è passata sotto i miei ponti,

ma ho l’impressione che i diluvi stiano ancora per arrivare.

Ahh..ma come starei bene al mare..io, che sono una lucertolina perenne.

Eh, ma a sangue caldo!

😉

Pizzo, fine agosto 2010..ultimo giorno di mare.

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