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Archive for marzo 2008

Com’è difficile sopportare la mediocrità. Esci, incontri, sorseggi, pasteggi. Tutto bene.

Ma non puoi discutere con un mulo. Non sono più capace di nascondere il disgusto per la stupidità.

Sì, sono snob, forse un  po’ razzista. Perchè gli idioti in realtà sono una razza a parte, si riproducono in corsa e infestano i giardini umani peggio della zizzania di biblica memoria.

Che sò, forse crescendo si perde la pazienza. La mia non è mai stata un granché.

Ricordo quella volta che ho letteralmente divorato con lo sguardo, con i toni e con stiletti appuntiti figurati una idiotissima coetanea- cattolica quanto i suoi perizomi viola appesi a decoro della nostra terrazza- che tentava di spiegarmi perché al referendum di un paio di anni fa riguardo alla fecondazione assistita e all’impianto degli embrioni ella avrebbe votato in senso punitivo: morte agli infedeli! L’embrione è tuo e lo gestisco io.

La discussione è degenerata, ho dimostrato che non sono una signora. (Ma il giorno dopo le ho chiesto scusa per i miei modi, specificando che se avessi avuto a disposizione l’armamentario adatto comunque l’avrei messa al rogo. La libertà di opinione si paga con il sacrificio estremo, le ho detto. Così come le impone il suo credo: il martirio.)

Ritornando al principio della mia lamentela, per me comincia a diventare invalidante l’incapacità di confrontarmi con un imbecille. Nel senso che sono molti e non si nascondono. Si fanno forti l’un l’altro, si spalleggiano, alzano la voce, ti sovrastano. Votano.

Che fare? 

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Un Diritto è un Diritto, ma è anche un Dovere Custodirlo.

Firmiamo la petizione.

Non siamo solo spettatori.

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Film

Per rimanere in tema di consigli, ho visto “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Cohen, al cinema in questi giorni.

Javier Bardem impressionante.

Secondo me, in questo caso bisognerebbe prima leggere il libro di Comac McCarty da cui è stato tratto il film (cosa che io non ho fatto) per poter capire il filo conduttore della storia, altrimenti si rischia di rimanere un po’ allibiti, intontiti da una violenza che sembra presentata così, fine a se stessa.

E invece un senso ce l’ha eccome, ma la filosofia di fondo della storia è un po’ schiacciata nel film, e non è semplice a primo acchitto intravederla, confusa com’è dietro ad un “tarantinismo” ovattato (passatemi il termine!)  ed una sindrome acuta da Mulholland Drive (cito il Figlio Unico).

Non potrei mai dirvi “filmus horribilis”, ma posso indirizzarvi verso li libro, che secondo me spiega il titolo meglio di quanto non faccia il film.

Insomma, anche qui, un altro libro che si aggiunge al mio confuso comodino ( e polveroso ormai..altro che asma da graminacee..)

Libro

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