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Posts Tagged ‘bilancia mezza piena’

Invitata da Martina ad elencare le cose che amo di più..eccomi pimpanta e decisa:

la Musica.

il Sesso.

il Mare.

lo Sguardo al di Là delle cose, sempre.

la Buona Tavola, la Convivialità.

lo Stare Insieme perchè ci si è scelti, non per abitudine.

l’Amore vero, quello tra due Amici, uniti attraverso le distanze.

il Vivere per Passione e non per Abbrutimento.

il profumo dei Libri.

Sentirlo Cantare, come la prima volta, con la sua chitarra.

Queste sono solo dieci, tante altre sono nel mio cuore, come le Mani di mia Nonna, laboriose, forti e dolci, e lo sguardo della mia Terra, ferita e ostile.

 

 

 

 

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Il canarino ha una storia degna di esser narrata..
Sarò lunga e doviziante di particolari.
Un bel giorno Ammar, l’algerino simpatico, pensò di regalare un vispissimo e socievolissimo canarino alla sua diletta moglie, l’antipaticissima ucraina Ilonabiondofinto, per farle compagnia durante le ore del giorno in cui ella non lavorava.
Lavoro pesante quello della Ilonabiondofinto: si dà il caso che nello stesso antico palazzo abitava due piani più in su un’anziana signora magrolina, deboluccia e un po’inferma, che aveva bisogno di qualcuno che le facesse la spesa, le sistemasse un po’ casa e la aiutasse nelle cosette della vita quotidiana, facendole anche compagnia. E così, la volenterosissima Ilonabiondofinto si offrì, facendo la spesa, arrotondando sullo scontrino, facendo finta di pulire casa e facendo finta di fare compagnia mentre guardava Carlo Conti in tv.
E il povero canarino tutto solo tutto il giorno, al buio, che per un canarino è un delitto orrendo, è morte, lui ha il bioritmo che va con la luce..
Così, la nonnina magrolina, saputo il misfatto, fece sguardo di disappunto e l’Ilonabiondofinto furbescamente disse: “Poverino è tutto solo tutto il giorno, perchè non lo portiamo qui che così le fa compagnia? (e così io me ne libero che non l’ho mai sopportato?)”.
La nonnina gracilina acconsentì, ed il canarino fu l’unico a farle davvero compagnia, fino all’ultimo.
Era rimasto in quella stanza tutto solo: Ilonabiondofinto aveva “terminato” il suo lavoro e a casa sua non ce lo voleva riportare..e così la mammabiondovero del Figlio Unico, figlia della nonnina gracilina, adottò col cuore spalancato il canarino.
La nonnina gracilina non c’è più e non ha dato al canarino un nome, ma gli voleva bene..e ancora il canarino non ha un nome, ma tutti gli vogliamo bene.
Ché quella casa ha il cuore spalancato.
Cip.

Questa storia si riferisce a fatti, cose e persone reali.

E’ stata garbatamente richiesta da Rapida  (che ha regalato un nome al canarino) ed è arrivata fin qui.

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Giornata storta, stortissima. Una specie di artrite cerebrale, non so se mi spiego..stress su stress, nervosa più di un ortica(sono nervose,vero? io le ho sempre pensate così) eppure..ho pensato che avevo qualcosa di importante in sospeso.

Un pensiero sul sorriso.

E così mi son fermata, mi sono rilassata e ho capito.

Devo fermarmi di più. E devo farlo spesso.

Pensare alle mie bilancine mezze piene e al futile futilissimo di cui sono piena.

Io sorrido spesso, chi mi conosce lo sa. Anche se il mio diario a volte rivela un’animina triste..che ci posso fare, mi hanno creata romantica e puntointerrogativa..troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane..

Così, se si vuole, si può star di bene in meglio e pensare che forse un sorriso ,e non uno qualunque, ma uno del cuore,

può far stare di bene in meglio anche qualcunaltro.

Pensiamoci.

Un bacio e meno zavorra a tutti.

🙂

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Tante cose non mi piacciono e, per definizione, cerco di starne alla larga.

Purtroppo c’è una categoria di persone, di luoghi e di cose a cui non posso stare alla larga.

Alcune mi inseguono, direi.

Altre, beh, aspettano che io paghi il mio pegno obbligatorio periodico.

Tra le cose che non mi piacciono, ve ne sono alcune che non riguardano solo la mia sfera privata e personale, ma ci riguardano tutti, ohibò.

Chi ha visto ieri sera Annozero sa di cosa parlo.

Chi non l’ha visto, ha qualche attacco di gastrite in meno, ma può sempre rifarsi ascoltando la famosa telefonata Berlusconi-Saccà.

Comunque, da parte mia, sto imparando che ciò che mi fa star male può esser un po’ esorcizzato pensando alle cose belle, come ad esempio il ragalo di Natale di mia sorella, il dvd di Alice nel paese delle meraviglie della Disney, significativissimo per noi: lo guardiamo sempre da una vita sotto le feste. Ci restituiva la magia di essere bimbe..

Visto che bisogna esorcizzare, e visto che il Natale lo festeggio sempre in anticipo, prima di tornare dai miei, ho pensato ad una cosina spiritosa, che faccia anche un po’ riflettere però.

Esorcizziamo pure, ma non cancelliamo tutto con un colpo di spugna.

Buone Feste ragazzi.

🙂

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La mia malcelata antipatia per il periodo natalizio non mi ha impedito di fare una lista delle cose buone e di quelle cattive quest’anno.

E di escludere quelle cattive, per quanto possibile.

Figlio Unico che mi prepara la cena dopo la lezione di danza: buono.

Lezione di danza: buona.

Spendere gli ultimi soldini per andare a vedere Bollani e Petra: buono.

Sorridere il più possibile e accocolarsi di domenica: buono.

Collegare il mal di stomaco/bruciore alle ansie prenatalizie: probabilmente vero, ma non saggio. Quindi cattivo.

Pensare e ripensare a quello che mi aspetta dai miei: decisamente cattivo.

Accorgersi di non aver concluso molto nella vita: cattivo. NON PENSARE ORA A QUESTE COSE! ho detto.

Insomma, sono qui, mi sto godendo questi giorni prefestivi come chi deve andar giù in miniera la settimana dopo.

A volte mi sento un po’ colpevole: ho visto, ascoltato, mangiato, gustato, brindato, ho vinto al Mercante in Fiera, è uscito tre volte di seguito alle roulette il 33 ed ho dovuto bere wodka secca per tre volte di seguito, ho fatto tre volte le lasagne in un mese, ho bevuto il beaujolais nouveau, ho mangiato il sushi, ho capito che i tacchi non fanno per me ma mi piacciono lo stesso, ho comprato un paio di scarpe, ho messo un vestito da principessa e ho ritrovato vecchi amici.

E il Figlio Unico sa cucinare.

Ma di che mi lamento?

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