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Posts Tagged ‘Dichiarazioni’

codice

Mi sento un po’ come un codice Morse:

punti e linee sospese,

apparentemente incomprensibili.

Ma chi mi ama mi interpreta.

Allora va bene così.

Magari mi arricchirò anche di virgole e contrappunti,

e sarò un nuovo codice,

un nuovo alfabeto

per pochi e interessati estimatori.

Chissà..spazierò qua e là fra le righe

e non sarò mai centrata:

sempre un tono sopra o uno sotto:

chè è proprio così che vivo.

Ma si sa: alti e bassi fanno una buona media.

E le sfumature dicono di più dei toni precisi e determinati.

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Vita dura, vita pratica.

Mi sto scontrando come un ariete impazzito con tanti problemi in questo periodo e attualmente sono proprio stanca e, anche se non ho voglia di ammetterlo, scoraggiata.

Mi sento come Don Chisciotte contro i mulini a vento,

perchè spesso ritornano a galla vecchie questioni, mai realmente risolte,

semplicemente saltano fuori da sotto il tappeto..

In questi anni ho portato avanti me stessa e una serie di delicati equilibri con tanta determinazione, cercando di non lasciarmi afferrare dalla frustrazione e dallo sconforto, mettendo pezze agli strappi degli altri. Lo faccio spesso, mi stanco, mi consumo, ma non ho ancora imparato a dosarmi, a dosare le mie energie, per non ritrovarmi poi così stanca e debilitata. Mi dicono che si impara, che ad un certo punto se non è la testa è il fisico a chiedertelo, di fermarti, di riprendere fiato.

Credo che mi stia succedendo ora, comincio a capire che tutto ha un limite, e che io devo rispettarlo.

E che devo ascoltarmi di più, assecondare quello che sento e non lasciarmi tirare in qua e in là come un fantoccio elastico.

Non pensavo che sarebbe stato così faticoso dire basta perchè si è stanchi.

E’ un paradosso,

ma è necessario.

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Invitata da Martina ad elencare le cose che amo di più..eccomi pimpanta e decisa:

la Musica.

il Sesso.

il Mare.

lo Sguardo al di Là delle cose, sempre.

la Buona Tavola, la Convivialità.

lo Stare Insieme perchè ci si è scelti, non per abitudine.

l’Amore vero, quello tra due Amici, uniti attraverso le distanze.

il Vivere per Passione e non per Abbrutimento.

il profumo dei Libri.

Sentirlo Cantare, come la prima volta, con la sua chitarra.

Queste sono solo dieci, tante altre sono nel mio cuore, come le Mani di mia Nonna, laboriose, forti e dolci, e lo sguardo della mia Terra, ferita e ostile.

 

 

 

 

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Non c’è uomo che voglia essere libero, non c’è uomo che voglia o sappia, a seconda dei casi, adoperarsi per possedere la ragione richiesta dalla libertà“.

Wright Mills, 1959

trad. italiana “L’immaginazione sociologica”, Il Saggiatore, Milano, 1973.

La società nella quale dovrebbe fiorire l’uomo libero, si trasforma così in una società dove cresce la sua antitesi, il Docile Robot.

Testa china, rassegnazione alta.

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10 aprile

anne geddes

26 anni fa.

Una piccola aureolina metteva fuori il naso a patata e gli occhi grandi.

Era cocciuta e determinata già allora.

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 Tooker

Siamo un prologo senza seguito. Basta e avanza.

Siamo liquidi e incomprensibili, sciolti e disciolti volontariamente, perchè ci piacciono i rivoli e i corsi impazziti, complici con le insenature inaspettate.

Alla ricerca continua, senza spiegazioni.

Faccio parte di questo gruppo di umanità varia, che lascia spazio a tutto, che non costringe,

ma che mal sopporta la non affinità d’animo.

E quando un’anima finalmente arriva e comunica, è meraviglioso lasciar andare, rompere gli argini, sentire di sentire assieme e perdere il tempo che tanto ci assilla di giorno. Perchè è di notte che si fa silenzio, che si fa tatto, che si vibra, che si mette mano alle cose importanti, che ci si guarda davvero.

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Com’è difficile sopportare la mediocrità. Esci, incontri, sorseggi, pasteggi. Tutto bene.

Ma non puoi discutere con un mulo. Non sono più capace di nascondere il disgusto per la stupidità.

Sì, sono snob, forse un  po’ razzista. Perchè gli idioti in realtà sono una razza a parte, si riproducono in corsa e infestano i giardini umani peggio della zizzania di biblica memoria.

Che sò, forse crescendo si perde la pazienza. La mia non è mai stata un granché.

Ricordo quella volta che ho letteralmente divorato con lo sguardo, con i toni e con stiletti appuntiti figurati una idiotissima coetanea- cattolica quanto i suoi perizomi viola appesi a decoro della nostra terrazza- che tentava di spiegarmi perché al referendum di un paio di anni fa riguardo alla fecondazione assistita e all’impianto degli embrioni ella avrebbe votato in senso punitivo: morte agli infedeli! L’embrione è tuo e lo gestisco io.

La discussione è degenerata, ho dimostrato che non sono una signora. (Ma il giorno dopo le ho chiesto scusa per i miei modi, specificando che se avessi avuto a disposizione l’armamentario adatto comunque l’avrei messa al rogo. La libertà di opinione si paga con il sacrificio estremo, le ho detto. Così come le impone il suo credo: il martirio.)

Ritornando al principio della mia lamentela, per me comincia a diventare invalidante l’incapacità di confrontarmi con un imbecille. Nel senso che sono molti e non si nascondono. Si fanno forti l’un l’altro, si spalleggiano, alzano la voce, ti sovrastano. Votano.

Che fare? 

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