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Ricordiamoci di ricordare ogni tanto,

e di stare al passo coi sensi

ché la vita questo è,

percorso, ciottoli e smarrimento.

I miei progetti vanno avanti,

il disincanto si perde via via dietro alla pratica

e l’ordine necessario cancella l’imprevisto.

Non l’avrei mai detto di me, così persa dietro alle nuvole pesanti

mi ritrovo a smuovere le tende, a pulire il palcoscenico, a fare luce.

Se con un po’ d’ordine si perde l’armonia e lo smarrimento

forse si riacciuffa il concreto e la terra solida

e tutto il materiale d’inquietudine e di visione

viene chiuso in cantina, scatolone dopo scatolone.

Non importa, chi lo sa.

Mi lascio dietro un colore, tanti suoni e un po’ di fango,

ché quello serve sempre..a costruire e a riportare al dove e al come.

Le cose che amo.

Invitata da Martina ad elencare le cose che amo di più..eccomi pimpanta e decisa:

la Musica.

il Sesso.

il Mare.

lo Sguardo al di Là delle cose, sempre.

la Buona Tavola, la Convivialità.

lo Stare Insieme perchè ci si è scelti, non per abitudine.

l’Amore vero, quello tra due Amici, uniti attraverso le distanze.

il Vivere per Passione e non per Abbrutimento.

il profumo dei Libri.

Sentirlo Cantare, come la prima volta, con la sua chitarra.

Queste sono solo dieci, tante altre sono nel mio cuore, come le Mani di mia Nonna, laboriose, forti e dolci, e lo sguardo della mia Terra, ferita e ostile.

 

 

 

 

Studio sociologico

menomale che c’è woody!

Il Docile Robot.

Non c’è uomo che voglia essere libero, non c’è uomo che voglia o sappia, a seconda dei casi, adoperarsi per possedere la ragione richiesta dalla libertà“.

Wright Mills, 1959

trad. italiana “L’immaginazione sociologica”, Il Saggiatore, Milano, 1973.

La società nella quale dovrebbe fiorire l’uomo libero, si trasforma così in una società dove cresce la sua antitesi, il Docile Robot.

Testa china, rassegnazione alta.

La Mosca Bianca.

Chi parte e chi (amareggiato) resta.

Io..mi “consolo” (non è vero, non mi consolo affatto) leggendo qui.

Leggete i commenti, non siamo soli.

Almeno quello.

10 aprile

anne geddes

26 anni fa.

Una piccola aureolina metteva fuori il naso a patata e gli occhi grandi.

Era cocciuta e determinata già allora.

 Tooker

Siamo un prologo senza seguito. Basta e avanza.

Siamo liquidi e incomprensibili, sciolti e disciolti volontariamente, perchè ci piacciono i rivoli e i corsi impazziti, complici con le insenature inaspettate.

Alla ricerca continua, senza spiegazioni.

Faccio parte di questo gruppo di umanità varia, che lascia spazio a tutto, che non costringe,

ma che mal sopporta la non affinità d’animo.

E quando un’anima finalmente arriva e comunica, è meraviglioso lasciar andare, rompere gli argini, sentire di sentire assieme e perdere il tempo che tanto ci assilla di giorno. Perchè è di notte che si fa silenzio, che si fa tatto, che si vibra, che si mette mano alle cose importanti, che ci si guarda davvero.

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